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Primavera 2013


Il 54° Convegno e rassegna annuale della American Society of Hematology (ASH) si è tenuto dall'8 all'11 dicembre ad Atlanta, Georgia. Come sempre, ad ASH 2012 hanno contribuito oltre 700 interventi, poster e pubblicazioni sul mieloma multiplo (MM). Questi studi continuano ad approfondire la nostra conoscenza di farmaci diventati ormai nomi familiari, nonché di nuove molecole e anticorpi promettenti per il futuro. La nostra capacità di diagnosticare, individuare, identificare, monitorare e curare il MM, e la nostra comprensione della sua biologia, cresce sempre più. Anche in questo caso, useremo i 10 Steps to Better Care® della IMF come quadro per meglio comprendere i risultati più importanti di quest'anno. Consultate ash.myeloma.org per vedere le nostre interviste filmate con i relatori da ASH e/o le diapositive a corredo delle presentazioni, e per visualizzare il testo completo della pubblicazione ASH 2012 Multiple Myeloma Highlights della IMF.


Fase 1. Sappiate con cosa avete a che fare.

Miglioramento della sopravvivenza

Il Dottor Shaji Kumar (Mayo Clinic, Rochester, MN) ha presentato Continued Improvement in Survival in MM and the Impact of Novel Agents, un'incoraggiante presentazione a poster che documenta il continuo miglioramento della sopravvivenza complessiva (OS) nel MM. I dati del Dottor Kumar indicano una OS mediana di 7,3 anni nei pazienti del periodo 2006-2010, quasi il doppio rispetto a quanto calcolato per il periodo 2001-2005. I dati sono particolarmente notevoli per i pazienti più anziani e sono dovuti all'impatto dei nuovi agenti.

Pre-trattamento MDS/ALL

Il Dottor Neha Korde (National Cancer Institute, National Institutes of Health, Bethesda, MD) ha presentato Early Myelodysplastic Changes Present in a Substantial Proportion of MGUS and SMM Patients. Uno studio di popolazione su 5.652 pazienti svedesi mostra un aumento di 8 volte della probabilità di sviluppare sindrome mielodisplastica (MDS) e leucemia acuta tra i pazienti con gammopatia monoclonale di significanza indeterminata (MGUS) e MM silente (SMM).

Il Dottor Linsey Roeker (Mayo Clinic, Rochester, MN) ha presentato Development of MDS and Acute Leukemias in Patients with MGUS. Il Dottor Roerker ha utilizzato un database di 17.315 pazienti con MGUS e ha determinato che anche i pazienti con disturbi delle cellule plasmatiche hanno un rischio intrinseco di MDS.

 

Fase 2. Gli esami di cui avete davvero bisogno.

Fase 6. Valutazione della risposta: la terapia funziona?

Fase 8. Tenere traccia del mieloma: monitoraggio senza misteri.

Genomica/FISH

Il Dottor Leif Bergsagel (Mayo Clinic, Scottsdale, AZ) ha presentato Promiscuous Cryptic Rearrangements of MYC Locus Cis-Dysregulate MYC Expression and Are Present in the Majority of Patients with Hyperdiploid Myeloma. La ricerca del Dottor Bergsagel identifica il locus del gene MYC e la sua associazione con la progressione della MGUS in MM attivo.

Il Dottor Benjamin Hebraud (Hôpital Purpan, Tolosa, Francia) ha presentato 1p22 and 1p32 deletions are Independent Prognosis Factors in Young Patients with Myeloma. Questo importante studio mette in evidenza le anomalie citogenetiche nel cromosoma 1 che hanno un impatto sulla prognosi nel MM.

Cereblon

Il Dottor Steven Schuster (Mayo Clinic, Scottsdale, AZ) ha presentato Cereblon Expression Predicts Response, Progression-Free and Overall Survival after Pomalidomide and Dexamethasone Therapy in MM. Abbiamo conosciuto il cereblon (CRBN) per la prima volta ad ASH 2011, e i cinque abstract presentati ad ASH 2012 hanno approfondito la nostra conoscenza di questo target proteico diretto per i farmaci immunomodulanti (IMiDs®). Il Dottor Schuster dimostra la potenziale utilità degli esami del CRBN in ambito clinico.

Cellule Plasmatiche in Circolo

Il Dottor Malek Faham (New York University Clinical Cancer Center, New York, NY) ha presentato Detection of MM Cells in Peripheral Blood Using High-Throughput Sequencing Assay. Una coorte di pazienti con MM è stata valutata utilizzando una nuova tecnica molto sensibile per verificare se la malattia minima residua (MRD) potesse essere rilevata nel sangue periferico anziché nel midollo osseo. Questo nuovo tipo di saggio è stato in grado di identificare clonotipi di mieloma in cellule di MM del sangue periferico nel 93% dei pazienti.

Il Dottor Bruno Paiva (Hospital Universitario de Salamanca, Salamanca, Spagna) ha presentato Phenotypic, Functional, and Circadian Characterization of Peripheral Blood Multiple Myeloma Circulating Tumor Cells (CTCs). Il Dottor Paiva ha studiato il movimento delle CTC dal midollo osseo al sangue periferico. Le CTC sono cellule quiescenti, non proliferative; come le cellule staminali ematopoietiche sono modulate dal ritmo circadiano, e mostrano un picco durante le ore di riposo dei pazienti in cui colonizzano altri siti nel midollo osseo. Potrebbero essere le cellule coinvolte nella metastasi.

Hevylite®

Il Dottor Mark Drayson (University of Birmingham, Birmingham, UK) ha presentato Immunoglobulin Heavy/Light Chain Measurements During Monitoring Provide Prognostic Information of Relapse After Therapy in MM. I ricercatori hanno studiato campioni di pazienti con MM IgA dallo studio MRC IX e hanno presentato dati che suggeriscono che i rapporti negli esami delle immunoglobuline a catena pesante/leggera (HLC) possono essere migliori marcatori di malattia residua nei pazienti IgA rispetto ai metodi elettroforetici, e che la normalizzazione dei rapporti FLC e HLC può essere più importante per loro del valore prognostico della risposta completa stringente (sCR).

PET

Il Dottor Saad Usmani (University of Arkansas for Medical Sciences, Little Rock, AR) ha presentato 18-FdG Pet Focal Lesion and Avidity Suppression as Early as Day 7 Post-Induction Chemotherapy Predicts for Superior Outcome in Newly Diagnosed MM Patients Treated with TT3 Trials, uno studio delle scansioni PET di pazienti in terapia in UAMS che ha determinato che i cambiamenti nelle lesioni potrebbero essere visibili molto presto, e che la prognosi potrebbe essere determinata dal numero di lesioni che erano biochimicamente avide in PET il giorno 7 dopo l'inizio della terapia.

 

Fase 3. Opzioni terapeutiche iniziali.

Kyprolis® (carfilzomib)

Il Dottor Pieter Sonneveld (Erasmus University, Rotterdam, Paesi Bassi) ha presentato l'abstract 333: Carfilzomib Combined with Thalidomide and Dexamethasone Is a Highly Effective Induction and Consolidation Treatment in Newly Diagnosed Patients with MM Who Are Transplant Candidates. Questo studio di fase II è stato condotto per determinare la sicurezza, l'efficacia, la massima dose tollerata, il tasso di risposta (RR) e la sopravvivenza senza progressione di 50 pazienti di nuova diagnosi. Dopo il trapianto e il consolidamento, il RR complessivo è risultato del 90%, e il tasso di CR è risultato del 35%.

Il Dottor Joseph Mikhael (Mayo Clinic, Scottsdale, AZ) ha presentato Results from the Phase II Dose Expansion of Cyclophosphamide, Carfilzomib, Thalidomide, and Dexamethasone (CyClone) in Patients with Newly Diagnosed MM. Il ragionamento alla base di questo regime quadrivalente si basa sulla disponibilità in tutto il mondo e sulla tossicità minima dei farmaci. La terapia è proseguita per quattro cicli prima della raccolta delle cellule staminali. Il regime è risultato molto efficace e ben tollerato.

Il Dottor Antonio Palumbo (Università di Torino, Torino, Italia) ha presentato Carfilzomib, Cyclophosphamide, and dexamethasone (CCd) for Newly Diagnosed MM Patients.

Questo studio ha valutato terapia di induzione e mantenimento con CCd in pazienti sopra i 65 anni di età o non idonei al trapianto. Il CCd è stato somministrato per 9 cicli, seguiti da monoterapia di mantenimento con carfilzomib fino alla progressione della malattia. Il 100% dei pazienti ha avuto almeno una risposta parziale (PR) alla fine del ciclo 9.

Il Dottor Neha Korde (National Cancer Institute, National Institutes of Health, Bethesda, MD) ha presentato Phase II Clinical and Correlative Study of Carfilzomib, Lenalidomide, and Dexamethasone (CRd) in Newly Diagnosed MM Patients. Lo stato della malattia minima residua (MRD) da citometria a flusso ha rivelato che tutti i 10 pazienti nCR/sCR (dei 45 pazienti nello studio) risultano MRD negativi. Le tossicità gravi sono state limitate e le risposte sono state rapide e profonde.

Velcade® (bortezomib)

Il Dottor Antonio Palumbo (Università di Torino, Torino, Italia) ha presentato Overall Survival Benefit for Bortezomib-Melphalan-Prednisone-Thalidomide Followed by Maintenance with Bortezomib-Thalidomide (VMPT-VT) Versus Bortezomib-Melphalan-Prednisone (VMP) in Newly Diagnosed MM Patients. Il Dottor Palumbo ha presentato questo studio come “un confronto tra la migliore terapia sperimentale e il migliore standard di cura”. Era particolarmente interessato alla sinergia tra un inibitore del proteasoma e un IMiD introdotto nel braccio sperimentale. Il regime a 4 farmaci ha permesso un miglior controllo della malattia, ma potrebbe essere troppo tossico per i pazienti di età superiore ai 75 anni.

Il Dottor Gunjan Shah (Tufts Medical Center, Boston, MA) ha presentato Subcutaneous (SQ) Bortezomib in Combination Regimens in Newly Diagnosed Patients with MM or Systemic AL Amyloidosis, uno studio retrospettivo su 19 pazienti con MM o AL di nuova diagnosi, e ha determinato che, con l'utilizzo di Velcade SQ in regimi di associazione, solo il 5% dei pazienti ha richiesto riduzioni della dose di Velcade per trombocitopenia.

Il Dottor David Simpson (North Shore Hospital, Auckland, New Zealand) ha presentato Once-Weekly SQ Bortezomib with Cyclophosphamide and Dexamethasone Is Well-Tolerated and Effective as Initial Treatment in Symptomatic MM. Tutti i pazienti di nuova diagnosi di questo istituto sono stati trattati con CyBorD. Ai pazienti che hanno proceduto al trapianto è stata somministrata terapia di consolidamento VTD per quattro cicli. Le terapie sono state ben tollerate e le risposte sono migliorate con ogni ciclo di trattamento.

MLN 9708

Il Dottor Shaji Kumar (Mayo Clinic, Rochester, MN) ha presentato A Phase I/II Study of Weekly MLN9708, an Investigational Oral Proteasome Inhibitor, in Combination with Lenalidomide and dexamethasone in Patients with Previously Untreated MM. MLN9708 è il primo inibitore del proteasoma per via orale. Al momento della presentazione del Dottor Kumar, il 92% dei pazienti dello studio avevano raggiunto ≥PR. Due studi di fase III sono attualmente in fase di arruolamento di pazienti, uno per le nuove diagnosi e uno per mieloma recidivante/refrattario.

Fase 4. Cure di supporto.

Infezioni

Il Dottor Cecilie Blimark (Sahlgrenska University Hospital, Gothenburg, Svezia) ha presentato MM and Infections, a Population-Based Study Based on 9,610 MM Patients. Il tasso di infezione dei pazienti del Registro oncologico svedese è stato confrontato con quasi 38.000 soggetti di controllo sani. È stato stabilito che il tasso di infezione dei pazienti con MM è aumentato nell'età delle nuove terapie, il che richiede prove cliniche sulle misure profilattiche.

Terapia con bifosfonati

Il Dottor Noopur Raje (Massachusetts General Hospital, Boston, MA) ha presentato Bone Marker-Directed Dosing of Zoledronic Acid for the Prevention of Skeletal Complications in Patients with MM. I risultati finali dello studio Z-MARK, che ha utilizzato i livelli di N-telopeptide urinario, un marker di riassorbimento osseo, per determinare se i pazienti potessero ricevere acido zoledronico (ZA) ogni tre mesi anziché ogni mese, dimostra che è fattibile e sicuro somministrare terapia con bifosfonati ogni tre mesi, anche se non sappiamo ancora se il N-telopeptide urinario sia il miglior marcatore da utilizzare.

Secondo tumore maligno primario (SPM)

Il Dottor Vaishali Sanchorawala (Boston University School of Medicine, Boston, MA) ha presentato Risk of Second Primary Malignancies in Patients with AL Amyloidosis Treated with Lenalidomide. Sebbene possa essere necessario un lungo follow-up per verificare i risultati di questo studio post hoc, sembra che l'uso di terapia con Revlimid in seguito a melfalan non aumenti il rischio di SPM nei pazienti con amiloidosi AL.

Il Dottor Guillemette Fouquet (Hopital Claude Huriez, Lille, Francia) ha presentato l'abstract 2964: Efficacy and Safety Profile of Longterm Exposure to Lenalidomide in Relapsed MM. Nessuno dei pazienti con più di tre anni di esposizione al lenalidomide presentava SPM. Il 62% dei pazienti è rimasto in terapia con lenalidomide oltre i tre anni, il che indica un buon profilo di sicurezza e tollerabilità.

Fase 5. Trapianto.

Non ci sono state molte sessioni orali sul trapianto in MM ad ASH 2012, ma molte presentazioni a poster hanno portato avanti nuove idee per la messa a punto dei regimi di condizionamento e la valutazione dei rischi nei pazienti trapiantati. Vogliamo dare risalto a tre studi importanti, due dei quali riguardano il trapianto allogenico e un terzo valuta il ruolo del Velcade in pazienti ad alto rischio sottoposti ad autotrapianto.

Trapianto allogenico

Il Dottor Mauricette Michallet (Centre Hospitalier Lyon Sud, Pierre Benite, Francia) ha presentato Allogeneic Hematopoietic Stem Cell Transplantation in First-Line High-Risk MM Patients. Si è molto discusso tra i ricercatori in relazione al concetto di trattamento di pazienti con MM ad alto rischio con trapianto allogenico come terapia di prima linea piuttosto che aspettando una successiva recidiva. Questo studio importante ha dimostrato PFS e OS significativamente migliori tra i pazienti trattati con auto/mini-allo seguito da terapia IMiD con Velcade più infusione di linfociti del donatore (DLI) rispetto ai pazienti che hanno ricevuto soltanto auto/mini-allo.

Il dottor William Bensinger (Fred Hutchinson Cancer Research Center, Seattle, WA) ha presentato l'abstract 3064: Lenalidomide Is Effective Therapy for Relapse after Allogeneic Stem Cell Transplant for MM. Dato che uno studio preliminare con Revlimid come terapia di mantenimento post-trapianto allo aveva causato tassi inaccettabili di GVHD (malattia del trapianto contro l’ospite), la sensazione generale era che Revlimid non fosse una scelta percorribile in seguito a trapianto allogenico. Questo studio ha dimostrato l'efficacia di Revlimid somministrato a pazienti con recidiva in seguito a trapianto allo, e la possibilità di sfruttare il nuovo sistema immunitario generato dalle cellule del donatore senza causare tassi elevati di GVHD.

Autotrapianto

Il Dottor Michele Cavo (Facoltà di medicina dell'Università di Bologna, Bologna, Italia) ha presentato Impact of Bortezomib Incorporated into Autotransplantation on Outcomes of MM Patients with High-Risk Cytogenetics, un'analisi dei pazienti partecipanti a quattro studi europei. L'analisi dei pazienti trattati con regimi di induzione contenenti Velcade prima di singolo o doppio autotrapianto ha mostrato che Velcade incorporato nell'autotrapianto singolo o doppio aumenta in modo significativo la durata della CR in tutto il programma di terapia. Sono necessari dati più maturi per il follow-up OS.

Fase 7. Consolidamento e/o mantenimento.

Il Dottor Laura Rosinol (Hospital Clinic de Barcelona, Barcellona, Spagna) ha presentato Maintenance Therapy after Stem Cell Transplantation for MM with Bortezomib/Thalidomide vs. Thalidomide vs. alfa2b-Interferon. A tutti i pazienti in questo studio randomizzato Pethema/GeM è stata somministrata terapia di induzione VTD seguita da autotrapianto. I risultati della fase di mantenimento dello studio dimostrano che, mentre la PFS risulta significativamente maggiore con VT che con gli altri due regimi di mantenimento, l'OS non risulta significativamente differente tra i tre bracci a un follow-up mediano di quasi tre anni, né l'incorporazione di Velcade risulta in grado di superare l'impatto di citogenetica a grave rischio.

Fase 9. Terapia in caso di recidiva.

Fase 10. Nuove sperimentazioni cliniche.

Come accade sempre ad ASH, molte presentazioni riguardavano terapie vecchie e nuove per il trattamento di MM recidivante/refrattario, che rimane un'area di studio molto attiva. Le seguenti sembrano le più promettenti.

Pomalyst® (pomalidomide)

Ci sono state sette presentazioni di terapie in regime di associazione con Pomalyst per MM recidivante/refrattario, tutte con ottimi risultati:

• pomalidomide + carfilzomib + desametasone
• pomalidomide+ ciclofosfamide + prednisone
• claritramicina + pomalidomide + desametasone
• pomalidomide + desametasone
• pomalidomide + ciclofosfamide + desametasone
• pomalidomide + bortezomib + desametasone

Anticorpi monoclonali

Oltre all'ormai ben noto primo anticorpo monoclonale usato nel MM, l'elotuzumab, ci sono state presentazioni sui primi studi riguardo a daratumumab (anti-CD 38), BT062 (anti-CD 138), tabalumab (anti-BAFF) e lorvotuzumab mertansine (anti-CD 56). Daratumumab è il più interessante di questi anticorpi promettenti, dato che ha mostrato attività precoce in monoterapia ad ASH 2011.

Inibitori del proteasoma

Vale la pena di citare due inibitori del proteasoma per via orale: MLN9708 e ONX0912 (oprozomib).

Il Dottor Giampaolo Merlini (Centro di terapia e ricerca sull'amiloidosi, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Università di Pavia, Pavia, Italia) ha presentato MLN9708, a Novel, Investigational Oral Proteasome Inhibitor, in Patients with Relapsed or Refractory Light-Chain AL Amyloidosis. I pazienti precedentemente trattati con esito di CR o migliore dopo tre cicli di MLN9708 sono rimasti in monoterapia con MLN9708; quelli <PR hanno ricevuto MLN9708 con desametasone settimanalmente. Il tasso di risposta complessiva è stata del 60%; eccettuata la trombocitopenia, gli effetti collaterali sono stati lievi.

Il Dottor Michael Savona (Sarah Cannon Research Institute, Nashville, TN) ha presentato A Phase Ib Dose-Escalation Study of Split-Dose Oprozomib in Patients with Hematologic Malignancies. Questo studio di ONX0912 in pazienti sottoposti a pesante pre-terapia non ha raggiunto MTD, e la trombocitopenia è stato l'unico evento avverso di grado 3-4. Si è verificato un solo caso di PR e una risposta minima (<PR) in pazienti con MM.

Inibitori HDAC

Il Dottor Noopur Raje (Massachusetts General Hospital, Boston, MA) ha presentato i dati preliminari per il primo studio su soggetti umani Rocilinostat (ACY-1215), inibitore HDAC6 selettivo, in monoterapia o regime di associazione con bortezomib nel MM. A livello di seconda dose, i ricercatori stanno riscontrando risposte, e risultano tossicità limitanti per il dosaggio o effetti collaterali gravi.

C'erano diversi abstract sul panobinostat, tra cui uno del Dottor Paul Richardson (Dana-Farber Cancer Institute, Boston, MA), PANORAMA 2: Panobinostat Combined with Bortezomib and Dexamethasone in Patients with Relapsed and Bortezomib-Refractory MM. Lo studio del Dottor Richardson combina panobinostat con Velcade e desametasone in pazienti refrattari a Velcade per verificare se la combinazione di farmaci è in grado di ripristinare la sensibilità al bortezomib. Un terzo di questi pazienti refrattari a Velcade è risultato >PR, e l'OS mediana non è stata raggiunta a 8,1 mesi.

Altri nuovi farmaci

Il Dottor Shaji Kumar (Mayo Clinic, Rochester, MN) ha presentato i dati di uno studio di un nuovo inibitore CDK, il dinaciclib (SCH727965), in pazienti con MM recidivante, che mostra un'attività incoraggiante in regime di monoterapia. Studi in corso stanno valutando diverse programmazioni del dosaggio e terapie di associazione con inibitori del proteasoma.

Il Dottor Wenming Chen (Chaoyang Hospital of Capital Medical University, Pechino, Cina) ha presentato dati di uno studio particolarmente interessante, in quanto è il primo farmaco sviluppato per il MM in Cina. Il TRAIL permutato a ricombinazione circolare (CPT) è una nuova terapia mirata per il trattamento del MM recidivante o refrattario.

Il Dottor Heinz Ludwig (Wilhelminenhospital, Vienna, Austria) ha presentato i dati di una sperimentazione su bendamustina-bortezomib-desametasone (BBD) in una popolazione di pazienti con MM recidivante/refrattario con pesanti terapie precedenti. La bendamustina, un agente alchilante commercializzato in USA per CML come Treanda®, è ben tollerata e mostra un'attività significativa.

Il Dottor Jatin Shah (MD Anderson Cancer Center, Houston, TX) ha condotto una presentazione relativa ad ARRY-520, un inibitore della proteina del fuso chinesina che usa un nuovo meccanismo di azione per le cellule di MM e non mostra resistenza crociata con altri farmaci anti-MM. Tutti i pazienti dello studio erano “refrattari tripli” (a Velcade, Revlimid e desametasone) con almeno due linee di terapia precedenti. Il tasso di risposta complessivo ad ARRY-520 è risultato del 16% in monoterapia e del 22% in associazione al desametasone.

Il Dottor Nikhil Munshi (Dana-Farber Cancer Institute, Boston, MA) ha presentato le prime evidenze sperimentali dell'attività anabolica ossea della monoterapia con BHQ880, un anticorpo neutralizzante anti-DKK1 completamente umano, in pazienti non precedentemente sottoposti a terapia con SMM a rischio alto o intermedio. La tomografia computerizzata quantitativa mostra evidenze preliminari di una maggiore resistenza vertebrale a 6 mesi.

Il Dottor Aaron Rapoport (Greenebaum Cancer Center, University of Maryland, Baltimore, MD), che lavora principalmente con cellule T autologhe geneticamente modificate, ha presentato due studi.

Dati da Combination Immunotherapy after ASCT for MM using MAGE-A3/Poly-IClC Immunizations Followed by Vaccine-Primed and Activated Autologous T-Cells mostrano che le infusioni di cellule T sono state ben tollerate, senza tossicità di grado ≥3.

Adoptive Transfer of Gene-Modified T-Cells Engineered to Express High-Affinity TCRs for Cancer-Testis Antigens NY-ESO-1 or Lage-1 in MM Patients Post ASCT è stato il primo studio con utilizzo di cellule geneticamente modificate (GEC) nel MM. È stato stabilito che l'uso di GEC dopo autotrapianto è sicuro, ben tollerato ed efficace. È in programma uno studio che utilizza le GEC senza autotrapianto.

In Sintesi

C'è stato molto da imparare ad ASH 2012, e abbiamo molto in cui sperare nei prossimi mesi e anni, mentre la nostra conoscenza del MM e degli strumenti per affrontarlo continuano ad espandersi.

Nota del redattore: il testo completo della pubblicazione digitale ASH 2012 Multiple Myeloma Highlights della IMF è disponibile sul sito ash.myeloma.org; potete richiedere una copia cartacea via e-mail a theIMF@myeloma.org o telefonando al numero 800-452-CURE (2873).




Diversi pazienti con mieloma, assistenti sanitari e rappresentanti dei gruppi di sostegno di tutto il Paese hanno partecipato, assieme agli altri 18.000 professionisti del settore sanitario, al 54° Convegno e rassegna annuale della American Society of Hematology (ASH) di Atlanta, Georgia. La loro partecipazione alla conferenza è stata sponsorizzata dalla International Myeloma Foundation (IMF).

Ad ASH, questi rappresentanti dei pazienti sono stati aggiornati sugli ultimi sviluppi riguardo il mieloma. A loro volta, hanno riportato le notizie alla comunità dei pazienti con mieloma, grazie agli strumenti di social media come blog, Twitter, video e Facebook.

ASH, che si è tenuta dall'8 all'11 dicembre 2012 al Georgia World Congress Center, è la principale convention di ematologia del mondo. Circa 300 tra aziende, editori e organizzazioni no profit erano a disposizione nella sala espositiva all'avanguardia, e tra loro la IMF e i suoi membri.

Teresa S. Miceli, RN, BSN, OCN
Membro del Comitato infermieri IMF
Liaison infermieristica per i Capogruppo di sostegno IMF

Teresa è un'infermiera con più di 20 anni di esperienza, veterana nel settore trapianti presso la Mayo Clinic di Rochester, Minnesota. Teresa è una relatrice internazionale sul mieloma, membro del Comitato infermieristico (NLB - Nurse Leadership Board) della IMF ed è facilitatrice del gruppo di sostegno mieloma di Rochester. Il ruolo di Teresa ad ASH è stato quello di interpretare le informazioni presentate “per promuovere la consapevolezza e la prospettiva dei rappresentanti dei pazienti”, ritiene che in realtà siano stati quei pazienti ad ampliare le sue prospettive. “Sono onorata di aver partecipato a questa esperienza meravigliosa. Quattro giorni in un gruppo di persone piene di energia, passione e della forza necessaria per promuovere la scienza del mieloma”, ha dichiarato.

Jack Aiello
Co-direttore, Gruppo di sostegno MM
San Francisco, Greater Bay Area

Jack, a cui è stato diagnosticato un mieloma nel 1995, ricorda: “Mi è piaciuto assistere ai dibattiti tra gli esperti di mieloma. Ma se persino loro non sono d'accordo sui regimi di trattamento e mantenimento, come possiamo noi pazienti sapere cosa è meglio per noi? Certo, può essere frustrante non avere risposte chiare e nette, ma dobbiamo ricordare che è comunque molto meglio che NON avere opzioni terapeutiche. 18 anni fa, mi è stata data una scelta tra due sole terapie disponibili. ASH 2012 mi ha dato nuove conoscenze e ispirazioni, e già non vedo l'ora di partecipare ad ASH 2013 a New Orleans!”

Yelak Biru
Co-direttore, Gruppo di sostegno MM Texas settentrionale

A Yelak è stato diagnosticato un mieloma all'età di 26 anni, più di 15 anni fa. Mentre la sua famiglia è sprofondata nella paura alla sola parola “cancro”, Yelak ha affrontato la sua condizione con il suo caratteristico ottimismo. “Sono stato felice di essere io, e non qualcun altro dei miei cari, ad avere il mieloma”, racconta. “Sapevo che se c'era qualcuno capace di lottare contro la malattia e sopportare le terapie, ero io. ASH è un incontro annuale che dà sempre nuova speranza a persone come me. Il mio obiettivo, alla prima diagnosi, era di sopravvivere cinque anni. Ora, a quindici anni dalla diagnosi, il mio obiettivo è di aspettare La Cura.”

Nancy Bruno
Co-direttrice, Gruppo di sostegno MM di Atlanta
Direttrice regionale dei gruppi di sostegno IMF per il sud-est

“Mieloma era una parola sconosciuta per noi quando venne diagnosticato a mio marito Mike nel 1998”, racconta Nancy. “I medici gli dissero che aveva due o tre anni di vita. Ora i ricercatori nel campo del mieloma hanno così tante buone notizie; per i pazienti sono davvero tempi esaltanti. Non vedo l'ora di condividere le informazioni e la speranza con gli altri.”

Cindy Chmielewski
Membro del Gruppo di networking MM di Philadelphia

Cindy ha ricevuto la sua diagnosi nel 2008 e ha subito assunto un ruolo attivo nella comunità del mieloma. Comunica con gli altri pazienti e con chiunque altro via Twitter con un handle scelto a proposito, “@MyelomaTeacher”, per far trasmettere le notizie sulla ricerca, individuare gli articoli interessanti nel campo e creare una comunità online per chi è interessato a imparare il più possibile su questa malattia. “Ho imparato a convivere con il mieloma”, racconta Cindy. “E cerco di aiutare gli altri ad affrontare questa malattia unica e imprevedibile”.

Pat Killingsworth
Co-direttore, Gruppo di sostegno MM Nature Coast

Pat ha iniziato la terapia contro il mieloma sei anni fa. Dopo una recidiva un anno fa, è stato sottoposto a “nove lunghi mesi” di terapia farmacologica ed è ora di nuovo in remissione. Pat è un saggista medico e ha scritto tre libri sul mieloma. Ogni volta che la sua salute glielo consente, viaggia in tutto il Paese per parlare a pazienti, infermieri e medici. La sua storia sottolinea l'importanza dell'educazione del paziente - e di tanta, tanta speranza. Pat è anche un blogger accanito. “Partecipare ad ASH mi ha messo a disposizione molte informazioni utili da trasmettere agli altri”.

Jim Omel, MD
Co-direttore, Gruppo di sostegno MM Nebraska centrale

Il Dottor Omel si occupa a tempo pieno di sua moglie, affetta da sclerosi multipla, e gli è stato diagnosticato un mieloma nel 1997. Nel 2000, si è ritirato dalla pratica medica attiva e ha iniziato un nuovo ruolo come rappresentante dei pazienti. Ha fatto parte del comitato di rappresentanza Gruppo di liaison con i consumatori del consiglio di amministrazione (DCLG - Director's Consumer Liaison Group) dell'Istituto nazionale tumori (NCI - National Cancer Institute), nonché del Comitato di consulenza scientifica (BSA - Board of Scientific Advisors) dell'NCI. Il Dottor Omel ha rappresentato i pazienti del Comitato consultivo sui farmaci oncologici (ODAC - Oncologic Drugs Advisory Committee) della Food and Drug Administration (FDA) statunitense durante il processo di review del carfilzomib (Kyprolis®), che ha portato all'approvazione del farmaco. Il suo ruolo di co-direttore del gruppo di sostegno è affiancato alle attività per conto di Alliance Cooperative Group, CIBMTR, Moffitt Cancer Center e del consiglio del suo ospedale locale.

Cindy Ralston
Direttrice del Gruppo di sostegno MM Kansas City Metro

Prima della sua diagnosi, nel 1996, Cindy non aveva mai sentito parlare del mieloma. “Per fortuna, ho trovato la IMF”, racconta. Nello stesso anno ha aiutato a costituire il Gruppo di sostegno MM Kansas City Metro, e da allora partecipa attivamente alla comunità del mieloma. Sopravvissuta del mieloma a lungo termine, Cindy è stata uno dei numerosi casi di successo presenti ad ASH. “Come gruppi di sostegno per il mieloma, ASH dà speranza a tante persone”, afferma Cindy. “Con l'aiuto della IMF, la nostra comunità continua a crescere e offrire sempre più sostegno ai pazienti affetti da mieloma”.

Paula Van Riper
Direttrice, Gruppo di sostegno MM New Jersey centrale


“Ad ASH 2012 ho avuto l'occasione di toccare con mano l'avanguardia della ricerca sul mieloma”, racconta Paula, veterana del mieloma dopo una lotta di 13 anni. “Al Myeloma Symposium della IMF, che ha dato il via alla conferenza, erano presenti più di 700 medici! I dati scientifici a volte erano parecchio ostici, ma Teresa Miceli ci ha aiutato a comprendere in modo più completo le poche informazioni che riuscivamo a capire dalle presentazioni. La conferenza è stata ricca di speranza e ispirazione. Sono immensamente grata alla IMF per aver permesso ai pazienti di accedere alle informazioni più recenti sul mieloma”.




Negli ultimi 18 anni, il Programma di ricerca della International Myeloma Foundation (IMF) ha finanziato promettenti sperimentatori clinici di tutto il mondo nel tentativo di migliorare gli esiti clinici per i pazienti affetti da mieloma multiplo (MM). La IMF finanzia diversi assegni di ricerca, tra cui il Premio alla ricerca Brian D. Novis, in onore del fondatore della IMF Brian Novis, morto di mieloma nel 1992. Gli assegni di ricerca della IMF sono offerti grazie alle donazioni di privati e sono presentati annualmente.

La ricerca finanziata dalla IMF ha portato a numerose pubblicazioni, ha permesso a sperimentatori di farsi un nome nel campo del MM, ha dato importanti contributi alla comprensione della biologia del MM e ha sostenuto lo sviluppo di terapie migliori. Siamo certi che il lavoro dei destinatari degli
assegni di ricerca IMF del 2013 continueranno a offrire contributi significativi nel campo del mieloma.

Gli assegni di ricerca della IMF sono offerti grazie alle donazioni di privati: i progetti Senior Research Grant sono finanziati per 80.000 dollari e i progetti Junior Research Grant per 50.000 dollari. La cerimonia di presentazione per l'assegnazione degli Assegni di ricerca IMF del 2013 ha avuto luogo durante il 54° convegno e rassegna annuale della American Society of Hematology (ASH) ad Atlanta, Georgia.


Assegni di ricerca “Brian D. Novis Senior Research Grant” per il 2013

Un Brian D. Novis Senior Research Grant per il 2013 è stato assegnato a Manoj Pandey, PhD, della Pennsylvania State University, College of Medicine, Hershey, Pennsylvania. Lo scopo dello studio del Dottor Pandey è delineare la significanza biologica dell'inibizione NF-κB nelle cellule di MM con un nuovo inibitore NF-κB: l'acido gambogico (GA). Il microambiente del midollo osseo promuove la crescita delle cellule di MM e la resistenza alle terapie convenzionali. L'attivazione del fattore nucleare (NF)-κB è stata associata alla patogenesi del MM; pertanto, NF-κB potrebbe essere un bersaglio potenziale per la prevenzione del MM. Questo studio fornirà un quadro di riferimento per la valutazione clinica del GA, in monoterapia o in regime di associazione, nel migliorare gli esiti clinici dei pazienti con MM.

Un altro Brian D. Novis Senior Research Grant per il 2013 è stato assegnato a Jetze J. Tepe, PhD, della Michigan State University, East Lansing, Michigan. L'attuale terapia del mieloma spesso comporta l'inibizione del proteasoma, ma quasi tutti i pazienti (~97%) diventano resistenti e/o intolleranti in pochi mesi o anni dopo il trattamento. La ricerca del Dottor Tepe verte sul meccanismo di un nuovo tipo di regolamentazione del proteasoma da parte di composti TCH, molto efficaci contro il mieloma in colture cellulari e in vivo e che agiscono in modo additivo rispetto al Velcade® (bortezomib), superando la resistenza a questo farmaco.

Assegni di ricerca “Brian D. Novis Junior Research Grant” per il 2013

Un Brian D. Novis Junior Research Grant per il 2013 è stato assegnato ad Antonia Cagnetta, MD, del Dana-Farber Cancer Institute, Harvard Medical School, Boston, Massachusetts. La Dottoressa Cagnetta ha ricevuto un Brian D. Novis Junior Research Grant anche per il 2012. Nonostante i recenti progressi con i nuovi farmaci, il MM resta una malattia incurabile. In regime di monoterapia, nuovi agenti hanno dimostrato una netta attività antitumorale, ma il numero di pazienti con recidivante e refrattaria resta alto. La combinazione di questi agenti con altre classi di farmaci offre grandi promesse per migliorare l'esito clinico del paziente. Quest'anno, la Dottoressa Cagnetta studierà l'effetto in vitro e in vivo di una terapia combinata con il nuovo composto FK866 e il Velcade (bortezomib) e fornirà una base per il passaggio di questa combinazione alla fase di sviluppo clinico.

Brenda De Keersmaeker, MsC, PhD, della Vrije Universiteit Brussel, Bruxelles, Belgio, sostiene che un obiettivo primario nella ricerca di una cura sia lo sradicamento della malattia residua, per esempio da parte di specifiche cellule immunitarie. Il progetto di ricerca della Dottoressa Keersmaeker tratta la valutazione preclinica di una nuova strategia immunoterapeutica per il MM che integra due importanti sviluppi recenti. Il primo è l'introduzione del Revlimid® (lenalidomide), un farmaco con proprietà immunomodulanti. Il secondo è l'immunoterapia per il MM, che potrebbe rafforzare il sistema immunitario aiutandolo a uccidere le cellule tumorali.

Thang Van Nguyen, PhD, del California Institute of Technology, Howard Hughes Medical Institute, Pasadena, California, punta a identificare partner leganti del cereblon (CRBN) con tecnologie proteomiche e a valutare gli effetti dei farmaci immunomodulanti (IMiD®) sull'ubiquitinazione e degradazione dei substrati del CRBN. Uno studio recente, mirato a studiare il ruolo del CRBN nel MM, ha riferito che il CRBN è necessario per gli effetti anti-mieloma degli IMiD in vitro e che le linee cellulari del MM, isolato per la resistenza agli IMiD, trasporta delezioni nel gene del CRBN, il che suggerisce che la formazione di un complesso IMiD-CRBN sia alla base dell'effetto terapeutico degli IMiD nel MM. La ricerca del Dottor Nguyen fornirà spunti di grande importanza per comprendere come gli IMiD modulano la biologia patologica del mieloma.

Els Van Valckenborgh, PhD, della Vrije Universiteit Brussel, Bruxelles, Belgio, studierà il modo in cui le cellule tumorali regolano la generazione, espansione e funzione delle cellule soppressorie di derivazione mieloide (MDSC). È stato dimostrato che nel mieloma il sistema immunitario non funziona in modo efficiente, con conseguente sviluppo e crescita delle cellule tumorali. Esistono diversi tipi di cellule che influenzano il sistema immunitario in modo negativo, tra cui le MDSC. La comprensione di questi meccanismi aiuterà i ricercatori a comprendere meglio lo sviluppo del mieloma e per sviluppare nuove terapie per migliorare il trattamento dei pazienti.

Assegno di ricerca “IMF Special Research Grant” per il 2013

Il destinatario dell'assegno di ricerca 2013 IMF Special Research Grant è Juan Du, MD, PhD, del Myeloma and Lymphoma Center, Shanghai Changzheng Hospital, Shanghai, Cina. L'obiettivo del suo progetto è stabilire un nuovo modello prognostico per il mieloma nell'era dei nuovi agenti sulla base di ISS, FISH e FLS siero (sFCL). Il mieloma è una malattia eterogenea con decorso, risposta alla terapia ed esito di sopravvivenza variabili. Questa variabilità deriva dall'eterogeneità sia della biologia cellulare del mieloma che di diversi fattori dell'ospite. Pertanto, l'identificazione dei pazienti affetti da mieloma in gruppi di rischio con prognosi al momento della diagnosi e della recidiva è fondamentale per comprendere l'esito della malattia e ottimizzare le strategie di trattamento. La Dottoressa Du esplorerà l'incorporazione di ISS, FISH ed sFCL come modello nuovo, ben convalidato e di facile applicazione per la stratificazione del rischio.

Assegni di ricerca “IMF-Japan Research Grant” per il 2013

Oltre ai Brian D. Novis Research Grant del 2013, sono stati presentati due assegni di ricerca da IMF-Japan a sperimentatori che lavorano nel campo del mieloma multiplo.

Assegno di ricerca “Aki Horinouchi Research Grant”

Questo assegno di ricerca annuale sul mieloma multiplo è stato istituito nel 2002 da IMF-Japan in memoria del suo fondatore, Aki Horinouchi.

Tetsuro Sasada, MD, PhD
“Development of Novel Immunotherapy Against Multiple Myeloma”

Dipartimento di immunologia e immunoterapia
Kurume University School of Medicine – Kurume, Giappone

Assegno di ricerca “IMF-Japan Special Research Grant”

Masaki Ri, MD, PhD
“Pursuit of Mechanisms Responsible for Bortezomib Resistance and the Way To Conquer It in Multiple Myeloma”

Dipartimento di immunologia e oncologia medica
Nagoya City University Graduate School of Medical Sciences – Nagoya, Giappone




Ci parli delle sue esperienze relative al mieloma.

Ho ricevuto la mia laurea in medicina presso l'Università di Damasco, in Siria. Per l'internato e la borsa di studio, sono passato alla University of Wisconsin a Madison. Ho cominciato a visitare pazienti con mieloma e stretto rapporti con loro che hanno contribuito al mio interesse per questa malattia. Era negli anni prima dei bifosfonati, quando vedevamo le ossa dei pazienti sbriciolarsi per il mieloma. Era chiaro che occorreva sviluppare nuove terapie e aiutare i pazienti affetti da mieloma ad avere una migliore qualità della vita.

Negli ultimi 18 anni, ho lavorato alla Facoltà di medicina della Indiana University (IU). Quando sono arrivato alla IU, non c'era un vero programma sul mieloma qui. Quindi, circa 12 anni fa, ho iniziato a crearne uno. A quel tempo ero l'unico medico qui a lavorare sul mieloma; ora siamo in cinque. Alla IU, ora sono Professore di medicina e Professore di patologia e medicina di laboratorio, nonché Direttore dell'Ufficio ricerca clinica sui pazienti adulti del Centro oncologico Melvin and Bren Simon della IU.

Sono membro del comitato mieloma dell'Eastern Cooperative Oncology Group (ECOG), una delle maggiori organizzazioni di ricerca clinica sul cancro negli Stati Uniti, e faccio parte dell'Academic Myeloma Consortium (AMyC) di CORE Science Solutions (CSS). Questo consorzio è un modello di ricerca innovativo che unisce l'esperienza nelle componenti operative della ricerca oncologica clinica a un gruppo di opinion leader chiave nel trattamento del mieloma e nella ricerca traslazionale. La possibilità di condurre studi clinici consente di realizzare rapidamente un nuovo standard di cura per la gestione dei pazienti affetti da mieloma.

A proposito di studi clinici, ci parli del Car-Pom-d.

Nel passato eravamo soddisfatti se i nostri pazienti mostravano una risposta parziale (PR) alla terapia. Ma ora abbiamo nel nostro arsenale fantastiche e nuove combinazioni di farmaci che portano alla remissione completa (CR) per molti pazienti. Ci sono pazienti del mio studio che soffrono di mieloma da più di 20 anni, ma non sono in molti; credo che questa situazione cambierà presto.

Purtroppo, la maggior parte dei pazienti a un certo punto diventa refrattaria alle terapie che prima funzionavano bene per loro. Quindi la domanda che ci siamo posti ad AMyC è stata: “Possiamo inventarci una nuova combinazione?” Avevamo già esperienza nella combinazione di farmaci immunomodulanti (IMiD ®) con un inibitore del proteasoma, quindi era ovvio che un IMiD di nuova generazione, assieme a un inibitore del proteasoma di nuova generazione, avrebbe avuto successo.

Ho avuto la fortuna di curare il primo paziente con una combinazione di Kyprolis® (carfilzomib), Pomalyst® (pomalidomide) e desametasone (Car-Pom-d). Questo paziente aveva una forma di mieloma molto aggressiva e refrattaria. Oggi, più di un anno e mezzo dopo l'inizio della sua partecipazione alla sperimentazione clinica Car-Pom-d, il paziente se la cava ancora molto bene.

Abbiamo completato con successo la componente di fase I della sperimentazione clinica, definendo la dose sicura sia di Kyprolis che di Pomalyst, e presentato i dati al Convegno annuale del 2012 della American Society of Hematology (ASH) in dicembre. Fin dalla fase I, abbiamo visto una risposta notevole. Ora siamo passati alla componente di fase II della sperimentazione, a cui partecipano molti pazienti; la maggior parte di loro mostra risposte significative a questa terapia. Non solo stiamo raggiungendo la CR, ma stiamo ottenendo remissioni durature con tossicità minima.

Quali effetti collaterali avete visto con Car-Pom-d?

Alcuni degli effetti collaterali che abbiamo visto nel primo ciclo sono stati ritenzione idrica e insufficienza cardiaca congestizia; per la maggior parte, questi effetti collaterali sono stati gestiti con successo in ambulatorio, anche se un paio di pazienti sono stati ricoverati in ospedale per 2-3 giorni. Non abbiamo visto neuropatie periferiche o cali dell'emocromo sufficientemente significativi da richiedere trasfusioni. Dopo il primo ciclo, vediamo che la maggior parte dei pazienti se la sta cavando bene e non necessita di riduzioni della dose.

Qual è il prossimo passo per Car-Pom-d?

Car-Pom-d è una combinazione molto interessante, attiva nei pazienti refrattari e sottoposti a più terapie. Diversi centri accademici sono coinvolti nello studio e stiamo accumulando pazienti rapidamente. Dati gli effetti collaterali limitati che abbiamo osservato, la progressione naturale di questa terapia associativa sarebbe di utilizzarla in fasi più precoci della malattia, per portare più pazienti a una buona remissione rapidamente. Car-Pom-d come terapia di prima linea per il mieloma sarebbe una domanda ragionevole e importante a cui rispondere.

Quale futuro vede per il campo della ricerca sul mieloma?

Ciò che trovo incredibilmente incoraggiante è il livello di collaborazione tra i ricercatori sul mieloma. AMyC è soltanto uno degli esempi. Le maggiori istituzioni nel campo del mieloma stanno collaborando per affrontare le sfide che ci attendono sulla strada verso la cura. Abbiamo bisogno di nuove e migliori terapie associative, che combinino diverse classi di farmaci per superare la resistenza della malattia e producano risposte più complete. In molte sperimentazioni, la CR è associata a un miglioramento della sopravvivenza dei pazienti affetti da mieloma, e più pazienti siamo in grado di portare a una CR duratura, più ci avviciniamo a una cura. Inoltre, abbiamo bisogno di definire meglio la malattia minima residua (MRD) nel mieloma, e di arrivare a una classificazione migliore di questa malattia e a tecniche migliori per identificare i pazienti. Questo è molto importante. Non tutti i mielomi sono uguali. Ciascun paziente fa storia a sé. E c'è un piccolo gruppo di pazienti che ha forme davvero brutte di mieloma, perciò dobbiamo trovare un modo per identificare e curare meglio la loro malattia.

A mio parere, l'analisi retrospettiva non è il modo migliore per studiare il mieloma. Preparare grandi studi prospettivi può essere un modo più produttivo per scoprire terapie migliori. Questo è un periodo emozionante nella ricerca sul mieloma e in generale sono molto ottimista. Stiamo assistendo a risposte incredibili e durature mai viste prima. Io credo che questo, un giorno, ci porterà a mettere a segno una cura.

Oltre alla ricerca sul mieloma, è coinvolto anche nella sensibilizzazione sul mieloma. Ci parli di questa sua attività.

Una cosa importante da riconoscere è che la maggior parte dei membri della comunità del mieloma conosce a fondo la propria malattia. La IMF ha fatto un ottimo lavoro nel portare a questo risultato. Molti dei miei pazienti partecipano a seminari e workshop della IMF, che permettono loro di avere una migliore comprensione del mieloma e delle terapie. Una solida rete di gruppi di sostegno è un altro strumento per mantenere i pazienti informati e in contatto tra loro.

Ogni autunno dal 2005 parto per un'escursione di due giorni per tutto l'Indiana per sensibilizzare le persone sul mieloma e sui finanziamenti per la ricerca. Sono un corridore e maratoneta accanito, perciò all'inizio si trattava di una giornata di corsa più una giornata in bicicletta, ma ora sono due giorni di bicicletta. Passo gran parte dell'estate ad allenarmi. Se non sono di guardia, sono per strada a prepararmi.

Ho pedalato circa 1.400 miglia per il mieloma. Spesso pazienti e assistenti sanitari si affiancano a me per una tappa o l'altra. Alcuni corrono e alcuni vanno in bicicletta, e condividere con loro questa esperienza è davvero fantastico. Quando ho iniziato a lavorare sul mieloma, era impossibile immaginare pazienti con mieloma che corressero e andassero in bicicletta. È molto gratificante vedere i passi avanti della scienza nel campo del mieloma, ma non è certo meno emozionante vedere i miei pazienti avere una vita più lunga e più attiva, grazie ai miglioramenti nelle terapie per il mieloma e nelle cure di supporto.


Panoramica e introduzione

Il 4 dicembre, in occasione del Convegno annuale del 2012 della American Society of Hematology (ASH), nove membri del Comitato infermieri (NLB - Nurse Leadership Board) della International Myeloma Foundation (IMF) si sono riuniti per discutere la somministrazione sottocutanea (SQ) di Velcade®(bortezomib) in pazienti con mieloma multiplo (MM). L'NLB è un comitato di infermieri provenienti dai maggiori centri di trattamento del MM che sviluppano raccomandazioni infermieristiche per i pazienti con MM. La relazione risultante del Comitato, che riportiamo di seguito in forma sintetica, riporta le parti salienti della discussione del 4 dicembre, nonché le raccomandazioni pratiche.

Velcade è un inibitore del proteasoma indicato per il trattamento dei pazienti con MM. È stato approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) USA nel 2003, come formulazione per via endovenosa (IV), e ha ricevuto anche un'approvazione per la somministrazione SQ nel gennaio 2012, dopo che uno studio cardine di fase III ha dimostrato che Velcade SQ non è inferiore a Velcade IV in termini di efficacia in pazienti con MM recidivante. Velcade SQ inoltre sembra offrire un migliore profilo di sicurezza con una riduzione dell'incidenza e della gravità della neuropatia periferica.

Uso corrente di Velcade

Durante lo scorso anno, circa l'80% dei pazienti è passato da Velcade IV a Velcade SQ. Tutti i membri del Comitato attualmente somministrano Velcade SQ e hanno assistito a un uso sempre maggiore nelle loro cliniche e nelle cliniche delle comunità vicine dopo l'approvazione da parte della FDA. In alcuni casi, i protocolli clinici sono stati modificati per includere Velcade SQ come componente di routine della cura. Il punto a cui viene introdotto Velcade SQ nel ciclo di trattamento varia da istituto a istituto. Alcuni istituti iniziano a somministrare Velcade SQ ai pazienti di nuova diagnosi, in quanto preferiscono fare iniziare ai pazienti una terapia con il minimo rischio di neuropatia, mentre altri preferiscono iniziare a somministrare Velcade IV ai pazienti di nuova diagnosi per passare a Velcade SQ in un secondo momento. Questo può essere dovuto al fatto che l'approvazione di Velcade SQ è basata su uno studio clinico incentrato su pazienti con recidiva di MM.

Spesso i pazienti sono classificati secondo il rischio per l'uso di Velcade SQ (per esempio, i pazienti a maggior rischio di neuropatia, i pazienti più anziani e i pazienti in terapia di mantenimento hanno più probabilità di ricevere la somministrazione SQ). I dati specifici per pazienti con MM ad alto rischio trattati con Velcade SQ sono limitati, quindi questi pazienti in genere ricevono terapia per endovena. Molti pazienti che iniziano la terapia con Velcade IV possono passare al percorso SQ una volta che i loro assistenti sanitari acquisiscono familiarità con l'approvazione della FDA, l'efficacia e il profilo di sicurezza di Velcade SQ. Altri fattori che possono influenzare l'uso di Velcade SQ comprendono le preferenze del paziente. Per esempio, i pazienti che non gradiscono le iniezioni e i pazienti che esprimono preoccupazioni di tipo estetico per quanto riguarda i cambiamenti nella pelle sono più propensi a preferire la formulazione IV. Nel complesso, la maggior parte dei pazienti è felice di provare una nuova modalità e accetta di utilizzare Velcade SQ. Di fatto, in seguito alla sensibilizzazione incentrata sul paziente, i pazienti con MM stanno cominciando a chiedere Velcade SQ ai loro assistenti sanitari, anche nelle cliniche in cui è di prassi l'uso di Velcade IV.

Esperienze di somministrazione

I membri concordano nel notare che i pazienti con Velcade SQ restano in terapia più a lungo rispetto ai pazienti con Velcade IV, ma osservano che, se da una parte questo potrebbe indicare un indice terapeutico superiore per Velcade SQ, dall'altra potrebbe derivare dalla programmazione del dosaggio settimanale spesso associata a Velcade SQ.

L'irritazione nel sito di iniezione è uno dei problemi più comuni con Velcade SQ. I membri hanno presentato una serie di raccomandazioni che si sono mostrate efficaci nella loro pratica per migliorare la somministrazione SQ e lenire l'irritazione del sito di iniezione, tra cui: calibrare le dimensioni dell'ago alla quantità di grasso sottocutaneo, assicurare che il farmaco sia a temperatura ambiente prima di essere somministrato, somministrare la formulazione Velcade IV (1 mg/ml invece di 2,5 mg/ml) suddiviso in due iniezioni SQ e utilizzare la tecnica “air-sandwich”.

Dosaggio e gestione degli effetti collaterali

Poiché i dati mostrano che un programma settimanale di dosaggio di Velcade nei pazienti in mantenimento è efficace tanto quanto il dosaggio bisettimanale, e può portare a una minore incidenza di neuropatia e tossicità ematologica, molti pazienti in mantenimento ricevono Velcade su base settimanale. I membri hanno commentato che i pazienti che hanno perso responsività a Velcade con programma di dosaggio settimanale, sono spesso in grado di recuperare la risposta quando vengono passati al dosaggio bisettimanale. Di fatto, in presenza di segni di progressione della malattia, molti membri considerano in primo luogo la possibilità di infittire il programma di terapia dei pazienti prima di prendere in considerazione l'aggiunta di un altro agente o il passaggio dei pazienti a una terapia diversa.

Oltre alle variazioni per migliorare l'efficacia, le modifiche della dose possono essere usate per migliorare la tollerabilità. I membri hanno riportato esperienze significative di riduzione della dose di Velcade per alleviare gli effetti collaterali, anche se per la maggior parte tipicamente non scendono sotto 1 mg/m2. Nei rari casi in cui si utilizza la dose di 0,7 mg/m2, viene somministrata ai pazienti con disturbi epatici e grave neuropatia. I membri sottolineano il fatto che, se da una parte Velcade SQ causa un'incidenza significativamente minore di neuropatia rispetto a Velcade IV, la neuropatia può presentarsi e si presenta nei pazienti SQ. Perciò, è importante che gli infermieri continuino a valutare lo stato di neuropatia dei pazienti a ogni visita, anche quando ricevono la formulazione SQ.

I pazienti con MM possono sviluppare una citopenia a seguito della progressione della malattia, o come effetto collaterale della terapia con Velcade. Pertanto, i membri sono cauti nel ridurre la dose di Velcade prima di poter determinare la causa della citopenia. Se si ritiene che la citopenia sia dovuta a Velcade in pazienti per cui non è clinicamente necessaria la terapia a dose massima, è possibile la riduzione della dose; se invece la citopenia è correlata alla progressione della malattia, si procede con la terapia nonostante la citopenia e si offre una terapia di sostegno. Se i pazienti sviluppano una citopenia dovuta alla progressione della malattia, la riduzione della dose di Velcade non è un'opzione comune in quanto si teme possa portare a una progressione ancora maggiore.

La riattivazione del virus dell'herpes, che si presenta nel 6-11% dei pazienti di nuova diagnosi o recidivati/refrattari, è stata associata all'uso di Velcade. Se da una parte si raccomanda che i pazienti in terapia con Velcade ricevano terapia profilattica antivirale, i membri hanno notato che ci sono molti pazienti in terapia con Velcade SQ che non sono trattati con farmaci antivirali. I membri hanno condiviso diversi casi di pazienti in terapia con Velcade che hanno sviluppato herpes zoster durante la terapia e hanno sottolineato l'importanza della profilassi con farmaci antivirali per i pazienti in terapia con Velcade, indipendentemente dalla modalità di somministrazione.

I membri convengono che sono necessarie strategie educative mirate al personale infermieristico sugli effetti collaterali di Velcade.

Dinamiche sul lavoro

Il personale infermieristico esercita un'influenza non solo sulla cura dei pazienti ma anche sui cambiamenti nelle prassi cliniche. Se da una parte è vero che sono i medici ad avere l'ultima parola su quali farmaci prescrivere, il personale infermieristico ha un'influenza notevole sui tipi di farmaci usati, sul metodo di somministrazione scelto e sulla permanenza dei pazienti in uno specifico regime terapeutico.

I membri hanno fatto presente la comodità nel poter curare i pazienti in terapia con Velcade SQ in ambulatorio in “sale iniezione” separate dall'area in cui altri pazienti ricevono le infusioni. Questa strategia può funzionare in molti dei pazienti in terapia con Velcade SQ, ma gli infermieri devono prima valutare con attenzione lo stadio a cui si trovano i pazienti in relazione alla malattia, il ritmo a cui progredisce la malattia, da quanto tempo i pazienti sono in terapia, quanto la tollerano e quali sono le comorbosità. È importante che, nel corso dei loro appuntamenti, i pazienti trascorrano un tempo appropriato faccia a faccia con gli assistenti sanitari. In un centro in cui gli infermieri erano suddivisi in team secondo il tipo di tumore (p. es. team epatocarcinoma, team MM, team polmone) si è notato che far sviluppare agli infermieri un'esperienza specifica su una determinata malattia porta a nette differenze nella qualità di cura del paziente.

Dichiarazione conclusiva

Nel complesso, i membri hanno indicato che il Velcade SQ sta diventando sempre più lo standard di cura per i pazienti in mantenimento. Se da una parte il Comitato è felice di segnalare che la neuropatia ha una prevalenza minore con la somministrazione SQ, è importante valutare lo sviluppo delle neuropatie in tutti i pazienti. I membri hanno sottolineato l'esigenza continuativa di formazione del personale infermieristico sulla somministrazione SQ di Velcade e sulla gestione degli effetti collaterali.


Che cos'è Pomalyst® (pomalidomide) e come viene usato?

Pomalyst® (pomalidomide) è una capsula assunta per via orale. Pomalyst è l'ultima novità nel campo dei farmaci immunomodulanti (IMiD®). Gli IMiD possono modificare o regolare il funzionamento del sistema immunitario. Dal momento che il mieloma è un tumore di determinate cellule del sistema immunitario, gli IMiD sono agenti particolarmente efficaci contro il mieloma. Pomalyst è chimicamente affine al Thalomid® (talidomide), impiegato contro il mieloma nei primi anni 2000, e al Revlimid® (lenalidomide), approvato dall'FDA nel 2006; Pomalyst, tuttavia, è stato migliorato per potenziarne l'efficacia.

Pomalyst in associazione con il desametasone, uno steroide corticosurrenale per via orale, è stato approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti l'8 febbraio 2013. Pomalyst è un analogo del talidomide indicato solo per i pazienti con mieloma recidivo/refrattario che abbiano ricevuto almeno due precedenti terapie comprendenti Revlimid e Velcade® (bortezomib), e abbiano mostrato progressione della malattia entro 60 giorni dal completamento della terapia precedente. L'approvazione dell'FDA è basata sul tasso di risposta. Il beneficio clinico, per esempio il miglioramento della sopravvivenza o dei sintomi, non è stato verificato.

La IMF organizza le informazioni educative secondo il modello in dieci fasi “10 Steps to Better Care®”, dalla diagnosi (fase 1) a studi clinici e come trovarli (fase 10). Informazioni relative a ciascuna fase del percorso, comprese le linee guida per esami, terapia, trapianto, valutazione della risposta, gestione degli effetti collaterali, monitoraggio e trattamento delle recidive, è disponibile sul sito della IMF nella relativa fase del percorso verso una cura migliore. Pomalyst si inserisce nello schema 10 Steps to Better Care
come segue:

• Fase 4 – Cure di supporto (gestione degli effetti collaterali)
• Fase 9 – Recidiva: serve un cambio di terapia?
• Fase 10 – Nuove sperimentazioni cliniche.

Pomalyst viene ingerito con acqua una volta al giorno come capsula intera, due ore prima o dopo uno dei pasti. Pomalyst viene somministrato per via orale a 4 mg al giorno nei giorni da 1 a 21 in cicli ripetuti di 28 giorni fino alla progressione della malattia. La dose raccomandata di desametasone è di 40 mg al giorno nei giorni 1, 8, 15 e 22 di ciascun ciclo di 28 giorni. Le capsule di Pomalyst sono disponibili in dosaggi da 1 mg, 2 mg, 3 mg e 4 mg. Il vostro medico valuterà se è necessario e/o opportuno somministrare una dose inferiore a quella consigliata (4 mg).

I dati dello studio clinico internazionale randomizzato di fase III ad ampia partecipazione MM-003 per 455 pazienti con mieloma recidivante/refrattario è stato presentato al convegno della American Society of Hematology (ASH) del dicembre 2012 ad Atlanta, in Georgia. Lo scopo dello studio era confrontare la combinazione di 4 mg di Pomalyst somministrato per 21 giorni in un ciclo di 28 giorni, più desametasone a basso dosaggio (40 mg di desametasone somministrati una volta alla settimana - 20 mg a settimana per i pazienti di età superiore ai 75 anni), con alte dosi di desametasone a 40 mg nei giorni 1-4, 9-12 e 17-20 in un ciclo di 28 giorni (20 mg per i pazienti di età superiore ai 75 anni). I pazienti dovevano avere ricevuto precedentemente un trattamento con almeno due cicli consecutivi di Velcade e Revlimid, in monoterapia o in regime di associazione, e aver riscontrato una progressione della malattia durante la terapia o entro 60 giorni dal completamento dell'ultima terapia per il mieloma. Dopo un lasso di tempo specificato in precedenza, è stata valutata la sopravvivenza complessiva (OS) ad interim, risultata significativamente maggiore con Pomalyst più desametasone a basso dosaggio vs. desametasone ad alto dosaggio. Il comitato per il monitoraggio dei dati relativi alla sicurezza per lo studio ha raccomandato l'immediato cross-over dei pazienti trattati con desametasone ad alto dosaggio alla terapia con Pomalyst più desametasone a basso dosaggio.

Allo stesso convegno ASH meeting, la Dottoressa Martha Lacy della Mayo Clinic di Rochester, Minnesota, ha sintetizzato i dati di fase II su 345 pazienti con mieloma recidivante/refrattario curati alla Mayo in sei sperimentazioni sequenziali di fase II con diverse dosi di Pomalyst più una dose settimanale da 40 mg di desametasone. In tutti e sei gli studi, è stata osservata una risposta parziale (PR, definita come riduzione almeno del 50% della proteina monoclonale) o un esito migliore nel 34% dei pazienti. Al dosaggio da 4 mg nei pazienti refrattari sia a Velcade che a Revlimid, il 29% ha avuto un tasso di risposta confermato superiore alla PR. La terapia con Pomalyst più desametasone a basso dosaggio è risultata attiva e ben tollerata anche nei pazienti già sottoposti a terapie pesanti e in quelli con mieloma ad alto rischio.

Una delle più importanti scoperte riguardanti Pomalyst emerse durante gli studi di laboratorio è che danneggia i feti in via di sviluppo degli animali da laboratorio. Dato che Pomalyst è simile nella struttura chimica al talidomide, il cui potenziale teratogeno nei feti umani è noto, Pomalyst non deve mai essere assunto da donne in gravidanza o in grado di concepire.

Pomalyst è presente nel liquido seminale dei pazienti di sesso maschile che lo assumono, che pertanto dovranno attenersi a misure contraccettive obbligatorie.

Dato il rischio embrio-fetale, Pomalyst è disponibile solamente tramite programma limitato sottoposto a Strategia di valutazione e mitigazione del rischio (REMS - Risk Evaluation and Mitigation Strategy) chiamato “POMALYST REMS”. I medici prescrittori e i farmacisti devono essere certificati presso il programma; i pazienti devono firmare un modulo di consenso e rispettare i requisiti. Voi o il vostro medico dovrete segnalare ogni sospetto di esposizione fetale a Pomalyst alla FDA tramite il programma MedWatch al numero 800-332-1088, nonché alla Celgene Corporation al numero 888-423-5436.

Le pazienti di sesso femminile in età fertile e tutti i pazienti di sesso maschile sono tenuti a sostenere un colloquio telefonico mensile. I medici devono verificare i test di gravidanza mensili, limitare le prescrizioni a forniture di 28 giorni e segnalare eventuali gravidanze all'FDA.

Dato che molti farmaci vengono escreti nel latte umano e dato il rischio di reazioni avverse nei lattanti dovute a Pomalyst, occorre decidere se interrompere l'allattamento o interrompere il farmaco, tenendo conto dell'importanza del farmaco per la madre.

Sono stati riportati casi di leucemia mieloide acuta in pazienti in terapia con Pomalyst nelle sperimentazioni cliniche, anche se nessuno di questi erano pazienti in sperimentazioni sul mieloma.

Non sono stati condotti studi formali sull'interazione di altri farmaci con Pomalyst, che viene principalmente metabolizzato dai complessi enzimatici CYP1A2 e CYP3A. Pomalyst è inoltre un substrato della P-glicoproteina (P-gp). Pomalyst non deve essere assunto assieme a farmaci che siano forti inibitori di CYP1A2, CYP3A o P-gp. Il fumo di sigaretta può ridurre l'esposizione a Pomalyst a causa dell'attivazione di CYP1A2. I pazienti devono essere informati del fatto che fumare può ridurre l'efficacia di Pomalyst. Qualsiasi preoccupazione o domanda sulle possibili interazioni farmacologiche deve essere discussa con il medico e il farmacista.

Pomalyst viene metabolizzato nel fegato. Pomalyst e i suoi metaboliti vengono espulsi tramite i reni. L'influenza della compromissione della funzione epatica e renale sulla sicurezza, efficacia e farmacocinetica di Pomalyst non è stata valutata. È sconsigliata l'assunzione di Pomalyst ai pazienti seguenti:

• Pazienti con creatinina nel siero > 3,0 mg/dl
• Pazienti con bilirubina nel siero > 2,0 mg/dl
• Pazienti con AST/ALT > 3,0 x ULN

I pazienti devono essere a conoscenza di queste e altre avvertenze e precauzioni prima di assumere Pomalyst. Contattate il medico o l'infermiere se notate variazioni nello stato di salute. Essere un “buon paziente” non significa soffrire in silenzio: significa segnalare subito e con precisione tutti i problemi o i cambiamenti nello stato di salute ai vostri assistenti sanitari perché possano agire di conseguenza.

Per una panoramica più completa su Pomalyst, vi invitiamo a leggere la nuova pubblicazione della IMF, Understanding Pomalyst® (pomalidomide) capsules, disponibile sul sito Web della IMF myeloma.org o telefonando a 800-452-CURE (2873). 

Nota del redattore: Vi invitiamo a visitare il sito myeloma.org per le informazioni migliori e più aggiornate riguardo al mieloma, e a contattare il Servizio di assistenza telefonica dell'IMF per eventuali domande e dubbi riguardo al mieloma. Il Servizio di assistenza telefonica risponde al numero 800-452-CURE (2873) negli Stati Uniti e in Canada, oppure al numero 818-487-7455 dall'estero e offre sempre ai chiamanti le migliori informazioni sul mieloma, con comprensione e compassione. Al Servizio di assistenza rispondono Debbie Birns, Paul Hewitt, Missy Klepetar e Judy Webb. Le linee sono aperte dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 16:00 (fuso orario PST). Per presentare le vostre domande online, inviate una e-mail all'indirizzo hotline@myeloma.org.

 


Per ENDEAVOR studio di Fase III con carfilzomib e desametasone, per favore clicca qui: http://myeloma.org/foreign_minute/italian/endeavor_factsheet_it.pdf